Cari amici di Sicilia Linguistica,

oggi inauguriamo con questo articolo la sezione dedicata all’antroponimia, un ambito della linguistica che ci permetterà di conoscere meglio la storia dei nomi con cui, da generazioni, le persone si chiamano e si distinguono tra loro, a cominciare da quelle dei nostri paesi.

Ognuno di noi porta un nome che lo distingue dagli altri e, nella maggior parte dei casi, un cognome che ha ricevuto dalla propria famiglia, ma da dove provengono questi appellativi? Perché alcuni cognomi richiamano antichi mestieri o luoghi geografici? E come mai, soprattutto nei piccoli centri siciliani, la gente riconosce ancora alcune famiglie dai soprannomi che passano da una generazione all’altra?

Che cos’è l’antroponimia

La disciplina che si occupa di questi aspetti è l’antroponimia, dal greco ánthrōpos, «essere umano», e ónoma, «nome», e studia i nomi propri di persona, tanto i nomi di battesimo quanto i cognomi, ricostruendone l’origine e seguendone l’evoluzione attraverso le testimonianze storiche. Nel passato, quando serviva distinguere persone che portavano lo stesso nome, si poteva ricorrere a quello del padre, al mestiere esercitato, al luogo di provenienza oppure a un soprannome, e così uno Stefano figlio di Giovanni poteva diventare Di Giovanni, chi lavorava il ferro Ferraro, chi allevava le vacche Vaccaro, chi veniva da Catania Catanese. Alcune di queste designazioni finirono per stabilizzarsi e diventare ereditarie, dando origine a cognomi ancora oggi in uso, e chi vuole ricostruire tali passaggi deve analizzare con attenzione le forme linguistiche e i documenti nei quali esse compaiono, perché non sempre ciò che un cognome sembra dire oggi corrisponde a ciò che significava quando nacque.

I cognomi di origine araba

La storia dei cognomi siciliani, del resto, porta ancora inciso il segno dei popoli che hanno attraversato l’isola, e così accanto ai cognomi di origine latina o greca se ne incontrano molti che affondano le radici nell’arabo, lingua dei dominatori che governarono la Sicilia tra il IX e l’XI secolo e che lasciarono tracce profonde nel lessico, nella toponomastica e, appunto, nei nomi di famiglia. Macaluso, tra i più frequenti di questo gruppo, richiama la condizione dello «schiavo liberato», Cassarà ricorda l’arabo qaṣr, «castello» o «fortezza», lo stesso termine che sopravvive nel nome del Cassaro di Palermo, Mulè deriva da mawlā, «signore» o «patrono», e Taibi da ṭayyib, «buono», un aggettivo diventato appellativo di persona.

Un caso particolarmente istruttivo è quello di Favara, che oggi è anzitutto il nome di una città dell’Agrigentino e che proprio da quel luogo è passato a designare chi ne era originario, ma il cui toponimo risale a sua volta all’arabo fawwāra, la «sorgente» che zampilla, a ricordarci come nomi di luogo e nomi di famiglia si intreccino continuamente.

Va detto che l’etimologia dei cognomi è un terreno affascinante ma insidioso, nel quale le somiglianze di suono non bastano mai da sole e nel quale occorre sempre risalire alle forme antiche e ai documenti, ma per i nomi appena ricordati la grande maggioranza degli studiosi riconosce la derivazione araba. Né mancano, accanto a questi, cognomi che raccontano la stagione successiva, come Crociata o Cruciata, di chiara origine latina e cristiana, che richiamano il simbolo della croce e il clima religioso e politico seguito alla conquista normanna.

Le ‘nciùrie

Accanto ai cognomi, un interesse particolare rivestono le ‘nciùrie, soprannomi spesso ironici e a volte crudi, talvolta affettuosi o semplicemente descrittivi di un mestiere, di un tratto fisico o di un episodio, che in molte comunità hanno continuato a identificare persone e famiglie anche indipendentemente dai cognomi ufficiali e che, passando dai padri ai figli, hanno finito per comportarsi come veri e propri cognomi non scritti. Dietro queste espressioni possono nascondersi vicende personali, caratteristiche individuali o antiche consuetudini delle quali, talvolta, si è perduta la memoria.

Nei prossimi articoli approfondiremo questi aspetti, cercando di comprendere come i nomi siano nati e si siano trasformati nel corso della storia linguistica siciliana.