Dalle raccolte ottocentesche di Giuseppe Pitrè agli elaborati delle classi prime di Zafferana Etnea, una filastrocca popolare diventa occasione per avvicinare i bambini al patrimonio linguistico siciliano.

Da Pitrè alle tavole kamishibai delle classi prime di Zafferana Etnea

Tra le filastrocche della tradizione popolare siciliana si colloca Luna luneḍḍa, un componimento riportato da Giuseppe Pitrè nei Canti popolari siciliani (1870-71) e ripreso dagli alunni delle classi prime del plesso Maglia dell’Istituto Comprensivo «Federico De Roberto» di Zafferana Etnea, in provincia di Catania, nell’anno scolastico 2025/2026. Attraverso la realizzazione di una serie di tavole kamishibai, i bambini hanno trasformato i versi della filastrocca raccolta dallo studioso siciliano in una narrazione illustrata, dando forma ai personaggi e alle immagini richiamati dal componimento. L’attività si inserisce in un percorso dedicato alla conoscenza del patrimonio linguistico siciliano e offre un esempio di come i testi della tradizione orale possano essere riproposti nella scuola primaria, avvicinando gli alunni a espressioni e testimonianze culturali tramandate dalle generazioni precedenti.

«Luna luneḍḍa» nelle raccolte di Giuseppe Pitrè

La filastrocca compare nel secondo volume dei Canti popolari siciliani (Palermo, 1871), nella sezione dei «Canti fanciulleschi», dove Giuseppe Pitrè ne riporta due redazioni, documentando un componimento che apparteneva al repertorio della tradizione orale siciliana. La presenza di più versioni testimonia la circolazione della filastrocca e permette di osservare come parole, espressioni e singoli passaggi potessero variare da una comunità all’altra, secondo una modalità di trasmissione nella quale i testi venivano appresi attraverso l’ascolto e riproposti nelle occasioni della vita quotidiana. Le filastrocche accompagnavano infatti il mondo dell’infanzia, entrando nei giochi e nelle relazioni familiari attraverso versi facilmente memorizzabili, nei quali il ritmo e la ripetizione favorivano la partecipazione dei bambini. Il lavoro di raccolta e trascrizione condotto da Pitrè ha consentito di conservare queste testimonianze, sottraendo alla possibile dispersione un patrimonio linguistico che per lungo tempo era stato affidato prevalentemente alla memoria e alla trasmissione orale. A distanza di oltre un secolo e mezzo, le sue raccolte continuano a offrire materiali utili per conoscere le forme espressive della cultura popolare siciliana e per comprendere il rapporto tra la lingua, le consuetudini e la vita quotidiana delle comunità che le hanno tramandate.

Le tavole kamishibai delle classi prime

Gli alunni delle classi prime del plesso Maglia hanno realizzato dodici tavole kamishibai, ispirandosi al tradizionale teatro di carta giapponese, nel quale le immagini accompagnano lo svolgimento della narrazione. Le tavole sono state realizzate attraverso disegni colorati, ritagliati e disposti su cartoncino insieme ai versi della filastrocca, di cui i bambini hanno illustrato i diversi passaggi, raffigurando la luna, i santi, gli animali e gli oggetti richiamati dal componimento. Il lavoro è accompagnato da una breve presentazione nella quale gli alunni raccontano di una luna che «ama ascoltare le voci dei bambini» e di una storia che «celebra la fantasia popolare siciliana», invitando i più piccoli a scoprire «il valore dell’attesa, della condivisione e della gioia semplice».

Le filastrocche come materiale didattico

Nell’insegnamento del siciliano le filastrocche permettono di lavorare su testi brevi dalla struttura ritmica facilmente riconoscibile, attraverso attività di lettura ad alta voce, ascolto e confronto tra versioni diverse, favorendo la conoscenza del lessico e delle particolarità linguistiche locali. Le raccolte di Giuseppe Pitrè costituiscono una fonte importante per la preparazione dei materiali didattici, poiché consentono di conoscere le testimonianze storiche e le diverse forme attraverso le quali le filastrocche sono state tramandate. Tuttavia il loro utilizzo potrebbe essere accompagnato da un percorso di educazione linguistica che permetta agli alunni di conoscere anche le caratteristiche fonetiche, grammaticali e ortografiche del siciliano.

Pur riconoscendo l’impegno dei docenti e degli alunni nella realizzazione di questo progetto, gli elaborati offrono lo spunto per una riflessione sull’importanza di una formazione linguistica più sistematica, come mostra la trascrizione di parole quali lunedda e cudduredda, nelle quali non viene segnalata la consonante retroflessa, rappresentata con il grafema ḍḍ secondo una proposta ortografica sostenuta da diversi linguisti e studiosi della lingua siciliana. In questa prospettiva, alle attività di valorizzazione delle tradizioni popolari si potrebbe affiancare un lavoro di riflessione linguistica, con strumenti adeguati messi a disposizione dei docenti, capace di accompagnare gli alunni verso un uso più consapevole della lingua siciliana, nel rispetto delle sue varietà territoriali.

Per approfondire il progetto e conoscere il lavoro realizzato dagli alunni, è possibile consultare l’elaborato originale «Luna luneḍḍa» delle classi prime del plesso Maglia, disponibile in formato PDF sul portale Identità Siciliana.