Il viaggio linguistico di Lara in Italia. Il siciliano nel patrimonio linguistico italiano
Una nuova pubblicazione del Centro europeo per le lingue moderne accompagna scuole e lettori alla scoperta della pluralità linguistica italiana. Tra le lingue incontrate da Lara trova spazio anche la lingua siciliana, con il codice internazionale SCN, la sua diffusione e la sua lunga tradizione letteraria.

In occasione della Giornata europea delle lingue, celebrata ogni anno il 26 settembre, il Centro europeo per le lingue moderne del Consiglio d’Europa dedica all’Italia una nuova tappa del viaggio linguistico di Lara, il personaggio che accompagna giovani lettori e studenti alla scoperta della diversità linguistica europea. La pubblicazione nasce come risorsa per le scuole e le istituzioni educative rivolgendosi a tutti coloro che desiderano conoscere più da vicino la ricchezza linguistica del nostro Paese. Il viaggio presenta infatti un’Italia formata da molte voci, nella quale l’italiano convive con numerose altre lingue, ciascuna portatrice di una propria storia e di una propria tradizione culturale, e tra queste voci trova spazio, come vedremo, anche il siciliano.
Un viaggio nell’Italia delle lingue

All’interno della pubblicazione viene presentata una mappa linguistica dell’Italia nella quale la lingua italiana è affiancata da altre 23 lingue, mettendo immediatamente in evidenza la ricchezza e la pluralità linguistica della nostra penisola. Le lingue sono indicate attraverso una serie di riquadri colorati collegati alle diverse aree del Paese. Ogni riquadro contiene un codice formato da tre lettere e un numero che rimanda alla pagina del volume dedicata a quella lingua.
Nella mappa vengono incluse soltanto le lingue alle quali è stato assegnato un codice ISO 639-3, uno standard riconosciuto a livello internazionale per l’identificazione e la classificazione delle lingue. L’ISO 639-3 è la parte più completa dello standard e assegna a ciascuna lingua un codice univoco di tre lettere, comprendendo lingue viventi, storiche, estinte e costruite. Questi codici sono ampiamente utilizzati nella ricerca linguistica, nella documentazione delle lingue e nelle applicazioni digitali.
Insieme all’italiano, indicato nella pubblicazione con circa 59 milioni di parlanti in Italia e 67 milioni nel mondo, sulla mappa troviamo il sardo, il catalano, il siciliano, l’arbëresh, il greco, attraverso le varietà griko e grecanica, il napoletano, il croato molisano, il romagnolo, l’emiliano, il ligure, il piemontese, il franco-provenzale o arpitano, il francese, l’occitano, il lombardo, il tedesco, il cimbro, il mòcheno, il walser, il ladino, il veneto, il friulano e lo sloveno.
A queste si aggiungono altre tre lingue indicate separatamente nella carta geografica, il giudeo-italiano, il romani e la Lingua dei segni italiana. Il viaggio di Lara presenta quindi complessivamente 27 lingue, restituendo un quadro particolarmente articolato della realtà linguistica italiana, nel quale convivono tradizioni linguistiche differenti per origine, storia, diffusione e numero di parlanti.
Lara arriva in Sicilia

Nel suo viaggio attraverso l’Italia, Lara arriva anche in Sicilia, dove incontra due realtà linguistiche differenti e profondamente radicate nella storia dell’isola. Nell’opuscolo vengono dedicate infatti una scheda al siciliano e una all’arbëresh, mostrando come anche all’interno della stessa regione convivano patrimoni linguistici diversi. La lingua siciliana, identificata nell’opuscolo con il codice internazionale SCN e parlata da oltre 4,7 milioni di persone in Italia e da più di 5 milioni nel mondo, comprende non soltanto le varietà parlate in Sicilia, ma anche quelle presenti nel Salento e nella Calabria meridionale.
Lu Sicilianu viene presentato come una delle lingue romanze più affascinanti d’Europa, nel segno di “Un incontro di civiltà” e della sua collocazione al crocevia del Mediterraneo. Il siciliano è parlato anche nelle grandi comunità della diaspora negli Stati Uniti, in Argentina, in Australia e in altri Paesi. In particolare negli Stati Uniti, dal contatto con l’inglese, è nato il Siculish, una mescolanza di siciliano e inglese utilizzata dagli emigrati e dai loro discendenti.
Come è noto, la prestigiosa tradizione letteraria del siciliano ha inizio nel XIII secolo con la Scuola poetica siciliana alla corte di Federico II, uno dei primi grandi esempi in Italia dell’uso di un volgare come lingua di cultura. Da allora la scrittura in siciliano non si è mai interrotta, da La Sicilia Liberata di Vitale fino ad autori come Veneziano, Meli, Tempio, Martoglio, Buttitta e Pirandello. Nonostante decenni di stigmatizzazione storica, che ne hanno scoraggiato l’uso nelle scuole e limitato il sostegno istituzionale, il siciliano continua a essere scritto e parlato e rimane un forte elemento identitario.
Le radici linguistiche della penisola italiana

Le lingue incontrate vengono presentate da Lara sotto forma di un grande albero genealogico linguistico. Alla base si trova la famiglia indoeuropea, dalla quale si sviluppano diversi rami che raccolgono alcune delle principali famiglie e sottogruppi linguistici presenti nel percorso italiano. L’immagine permette così di osservare sia la distribuzione delle lingue sul territorio che le relazioni storiche che le collegano tra loro.
Alle lingue romanze appartengono l’italiano, il siciliano, il napoletano, il sardo, il catalano, il francese, il franco-provenzale, l’occitano, il piemontese, il lombardo, il ligure, l’emiliano, il romagnolo, il veneto, il friulano, il ladino e il giudeo-italiano. L’albero distingue inoltre diversi sottogruppi, mettendo in evidenza la complessità interna della stessa famiglia romanza.
Accanto alle lingue romanze compaiono le altre grandi ramificazioni indoeuropee rappresentate in Italia. Nel ramo germanico troviamo il tedesco, il cimbro, il mòcheno e il walser. Nel ramo slavo sono collocati lo sloveno e il croato molisano. Il greco, rappresentato attraverso griko e grecanico, costituisce un ramo distinto, così come l’albanese, rappresentato dall’arbëresh, e il ramo indo-ariano, al quale appartiene il romani.
Un aspetto particolarmente interessante della pluralità linguistica della penisola italiana consiste nella convivenza di lingue appartenenti a tradizioni genealogiche differenti. Allo stesso tempo, lingue che oggi possono apparire molto lontane tra loro possono condividere una comune origine. Accanto al grande ramo delle lingue romanze compaiono infatti quello germanico, quello slavo, il greco, l’albanese e il ramo indo-ariano. L’immagine permette così di leggere la pluralità linguistica italiana non soltanto dal punto di vista geografico, ma anche attraverso le relazioni storiche e genealogiche che legano le diverse lingue.

Il viaggio di Lara ci interpella
Il viaggio di Lara restituisce un’immagine dell’Italia lontana dall’idea di un Paese linguisticamente uniforme. La presenza di un numero così elevato di lingue, appartenenti a tradizioni differenti e radicate da secoli nella storia e nella cultura dei territori, pone inevitabilmente alcuni interrogativi. La stessa legislazione italiana, attraverso la legge n. 482 del 1999, tutela le minoranze linguistiche albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e quelle parlanti francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo, mentre altre lingue presenti nel viaggio di Lara, tra cui il siciliano, il napoletano, il piemontese, il lombardo e il veneto, non rientrano nell’elenco previsto dall’articolo 2. Di fronte a una pubblicazione del Centro europeo per le lingue moderne del Consiglio d’Europa che presenta insieme queste diverse realtà all’interno del patrimonio linguistico italiano, la domanda diventa allora inevitabile. Perché alcune lingue ricevono una tutela legislativa nazionale e altre, pur possedendo una propria storia, una tradizione letteraria e milioni di parlanti, ne rimangono escluse? L’opuscolo non fornisce una risposta giuridica a questa domanda, ma offre certamente una rappresentazione nella quale il valore di una lingua non dipende dal numero dei suoi parlanti o dal riconoscimento che uno Stato ha deciso di attribuirle. Del resto, l’Italia ha firmato il 27 giugno 2000 la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d’Europa, ma al settembre 2026 non l’ha ancora ratificata.
Per quanto riguarda la trasmissione alle nuove generazioni, lo stesso viaggio di Lara ricorda che l’affermazione dell’italiano come lingua della scuola e della vita pubblica è stata accompagnata, per lungo tempo, dalla svalutazione delle lingue locali, il cui uso poteva essere scoraggiato e perfino punito nell’ambiente scolastico. Questo processo ha contribuito al progressivo arretramento di molte di queste lingue nell’uso quotidiano, al quale oggi si aggiunge la diminuzione dei giovani che le apprendono e le utilizzano regolarmente. Il problema non riguarda soltanto il siciliano, ma diverse realtà linguistiche italiane che si trovano in condizioni di vulnerabilità e pone al centro la necessità della trasmissione intergenerazionale. Alle famiglie viene riconosciuto un ruolo fondamentale nell’uso quotidiano della lingua, mentre alla scuola viene attribuito il compito di aiutare i giovani a conoscerla, apprezzarla e utilizzarla. Ma proprio qui nasce un’ulteriore domanda: può essere sufficiente affidare la sopravvivenza di una lingua alla buona volontà delle famiglie, alla sensibilità delle singole scuole e all’impegno delle associazioni linguistiche, se intorno a quella lingua non esistono condizioni più ampie che ne favoriscano realmente l’uso, lo studio e la trasmissione?
Per il siciliano la questione riguarda quindi qualcosa di più della semplice valorizzazione della sua storia o della sua letteratura. Il viaggio di Lara lo colloca senza esitazioni nel panorama linguistico italiano, lo identifica con il codice SCN, ne ricorda i milioni di parlanti, la diffusione oltre i confini dell’isola e una tradizione letteraria che attraversa i secoli. Il problema che rimane aperto riguarda il posto che questa lingua può occupare nel presente e nel futuro. Salvaguardarla non può significare conservarla soltanto come testimonianza del passato, ma creare le condizioni perché possa continuare a essere parlata nella vita quotidiana, studiata con strumenti scientificamente adeguati, scritta, conosciuta dalle nuove generazioni e trasmessa senza che chi la utilizza debba percepirla come qualcosa di inferiore. È forse questa la riflessione più importante che il viaggio di Lara lascia alla Sicilia. Una lingua non rimane viva perché qualcuno ne celebra occasionalmente il valore, ma perché una comunità continua a riconoscerla come propria e trova gli spazi per usarla e consegnarla alle generazioni che verranno.
Clicca qui per il PDF https://cdn.ecml.at/EDL/language-journey/italy/language-journey-italy-EN.pdf
